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Il blog di Giusy Ragni Tutti gli argomenti, le news più esclusive, il glamour e la cronaca

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© Racconto: La nona era glaciale

© Racconto: La nona era glaciale

prima parte

Una mattina d'inverno come tante... fuori dai vetri solo neve..neve, neve a perdita d'occhio, il fuoco nel camino aveva un fascino rassicurante mentre seduta sul tappeto, steso tra il divano e le poltrone di un bel velluto rosso scarlatto, mi stavo dipingendo le unghie dei piedi con uno smalto perlato. Non pensavo a nulla di particolare, mi godevo la mia paciosa mattinata di vacanza, tra le comodità di quella bella casa di montagna; sul tavolino avevo la colazione consumata a metà: marmellata di ribes, biscotti, latte, caffè, cornetti caldi e frutta; avrei preferito una colazione all'americana con uova e bacon ma la governante non era stata informata dei miei gusti e mi aveva preparato quella colazione europea cosi dolcemente molliccia; da "femminucce" avrebbe detto la mia governante americana, una donnona atletica, che alle cinque del mattino mi trascinava con sè a fare jogging per le vie di New York. 

Le ampie vetrate del salone riflettevano i guizzi del fuoco e il rosso accesso dei mie capelli, in competizione con i bagliori delle fiamme, fuori il cielo terso, di un azzurro statico pareva appoggiarsi sulle vette dei monti all'orizzonte. Dalla grande terrazza tutta rivestita in legno, abbassando lo sguardo si poteva vedere lo strapiombo che terminava nella valle sottostante dove i boschi e le strade apparivano minuscoli, e il panorama visto cosi dall'alto toglieva il fiato e faceva venire le vertigini. Odiavo sciare ma la montagna mi dava un senso di calma, di riflessione e benché amassi il mare, di un amore viscerale e atavico, ogni tanto mi nascondevo lassù tra i picchi ghiacciati e le nubi argentate dove ancora si poteva godere di una natura quasi incontaminata dalla presenza dell'uomo. 

Era il posto ideale per sognare romanticamente e attendere che il mio amore arrivasse...sempre di fretta, sempre trafelato e preso da mille impegni, ma cosi meravigliosamente intenso nelle sue passioni di cui la principale ero io. Questo pensiero mi riempiva tutta di una sensazione a metà strada tra il compiacimento e il piacere; mentre con addosso il mio pigiama di flanella soffice, stampato a piccoli cuoricini blu, mi allungavo pigramente sul divano come una gatta, cercando di immaginare Alexandro sulla porta...bellissimo e affascinante, pensavo a cosa gli avrei detto...a come gli sarei balzata tra le braccia, avida e sorniona...Dio! Adoravo quell'uomo! Di lui tutto mi piaceva e mi attirava, mi stregava, mi avvolgeva in una rarefatta schiavitù d'amore, fatta di emozioni e di desideri, di certezze e dolcezza, forti contrappunti a un senso di potere e di seduzione che mi faceva sentire “padrona”, a tratti quasi crudele e capricciosa. 

Un rumore di passi mi fece riprendere contatto con la realtà; era la governante che stava ritirando il vassoio dal tavolino, con gli occhi socchiusi la sbirciavo, era buffa nel suo muoversi con cautela per non fare rumore, credeva che io dormissi e non voleva svegliarmi; era alta e bionda con un bel corpo snello e un viso non comune, mi chiedevo perché una cosi bella donna facesse la governante, la vedevo molto più adatta a fare la segretaria o cose del genere, era fine, educata e pareva anche colta. 

Mentre facevo quelle considerazioni mi prese un torpore languido; la mattina era iniziata fin troppo presto per me, mi ero svegliata all'alba, mi lasciai avvolgere con godimento dalle spire del divano e stringendo un cuscino mi addormentai. Intorno a mezzogiorno un tocco leggero sulla spalla mi fece aprire gli occhi, le mie narici percepirono un profumino delizioso che come un venticello sottile riempiva il salone, Matilde mi sorrideva garbata e mi disse che il pranzo era pronto, stiracchiandomi un po mi alzai e le risposi che sarei stata pronta in dieci minuti. Feci una doccia veloce e indossai una tuta; chissà quali delizie mi aspettavano in tavola...mi sentivo viziata e fortunata...

© scritto da Ragni Giusy

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